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domenica 5 febbraio 2017

50 Sfumature di nero - il 9 febbraio nelle sale


Christian e Anastasia, gli amanti che hanno eccitato, a torto o a ragione, i lettori e gli spettatori del mondo intero, ritornano nelle prime immagini realizzate da James Foley. Il seguito attesissimo della saga erotico-romantica di E. L. James si svela pudicamente in un breve teaser sulfureo che cambia regista (e registro) e promette un erotismo più frontale e languido. Girato tra Vancouver e Parigi, Cinquanta sfumature di nero getta ombre fin dal titolo sui sentimenti e sul sesso. Dakota Johnson, la candida ma facilmente corruttibile Anastasia Steele, e Jamie Dornan, il carnefice charmant Christian Grey, confermano ruolo e carattere dei rispettivi personaggi che non tardano a ritrovarsi e a riaccendersi come testimoniano i baci appassionati di numerose foto del set. Ma il nuovo episodio non sarà privo di dramma. Il pericolo questa volta arriva da fuori e i due amanti dovranno vedersela con il nuovo capo di Anastasia, deciso a sedurla, e una vecchia e instabile fiamma di Christian, che aggiunge accenti thriller alla saga. A soffiare sul fuoco ci pensa pure Kim Basinger, esperta della dominazione che ha iniziato Christian Grey ancora adolescente alle pratiche del BDSM. Svezzata dalle note di Joe Cocker e dallo sguardo di Mickey Rourke (9 settimane e mezzo), Kim Basinger è un'altra temibile e biondissima rivale di Anastasia. I numerosi ostacoli piazzati lungo il percorso degli amanti saranno naturalmente superati a colpi di amore, un amore che mette a nudo il loro sentimento e integralmente nudo Jamie Dornan, scoperto nella serie inglese "The Fall - Caccia al serial killer", in cui interpreta un assassino imperturbabile e da cui deriva il bel sembiante inerte. La notizia non è confermata ma l'attore britannico, in un'intervista a "Entertainment Tonight", ammicca in camera e insinua la possibilità. Da copione e da contratto. E al contratto eravamo rimasti, un contratto disatteso perché Anastasia ha sciolto obblighi e lacci bondage. Ma quanto si può resistere a un uomo che ti regala orgasmi multipli e la prima edizione di "Tess dei d'Urbervilles"? Dopo la rottura, Christian torna a cavalcare indomabile, implora una seconda occasione e Anastasia neanche a dirlo 'si concede'. Tra un invito a cena e un giro bollente in ascensore, un bicchiere di vino e il sesso divino, l'eroina scopre che qualcosa nel suo principe è cambiato, si è spezzato. Qualcosa che viene dal passato, restiamo sintonizzati!!!!!

ecco il video del trailer 


lunedì 16 gennaio 2017

Ficarra e Picone - L'ora legale



Un'altra commedia per la coppia Ficarra e Picone

Si intitola L’ora legale (dal 19 gennaio al cinema), ma di legale c’è ben poco. Il nemico infatti è l’onestà. Il nuovo sindaco del paesino siciliano di Pietrammare, Pierpaolo Natoli (Vincenzo Amato), cerca in tutti i modi di professarla e di combattere privilegi, abusivismi, favoritismi, ecc. Ce la farà? 


Ma riavvolgiamo il nastro. Come il panettone a Natale, regolare arriva l’ora delle elezioni, a Pietrammare: c’è voglia di cambiamento e di defenestrare Gaetano Patanè (Tony Sperandeo), sindaco storico del paese, che utilizza metodi non proprio ortodossi (o almeno, dipende dai punti di vista) per accaparrarsi il consenso della cittadinanza.


Ficarra e Picone firmano una commedia amara sui vizi recidivi del nostro Paese. «Ci siamo
guardati intorno, ispirati ai fatti di cronaca, ma la realtà a volte ha superato la fantasia», racconta il duo. «Abbiamo pensato al film due anni fa ed è capitato di dover aggiustare qua e là la sceneggiatura per scansare qualsiasi riferimento al reale. La nostra idea era di scattare una fotografia dell’Italia senza mai trascurare la risata». «Ci siamo divertiti a capovolgere le regole: l’onestà è il vero problema e il cattivo è il sindaco Natoli», afferma Picone.


 «Diciamo che molti dei personaggi del film hanno una doppia faccia». Come Padre Raffaele, interpretato da Leo Gullotta, che all’inizio è contro Patanè, poi cambia casacca quando riceve a casa il pagamento dell’Imu per il suo Bed & Breakfast.

 «Tutti i cittadini invocano l’onestà, poi però bisogna vedere come reagiscono quando toccano il loro orticello», prosegue Picone. «In ognuno di noi c’è un po’ di Patanè». Come dice Betti, la figlia diciottenne di Natoli, l’unico personaggio puro del film: 

«L’onestà è un percorso e non è mai troppo tardi per iniziarlo». Appuntamento dunque con i due comici è al cinema e dal 6 febbraio dietro il bancone di Striscia la notizia.

sabato 26 novembre 2016

Film in sala - La cena di Natale

                                   La cena di Natale









    Io che amo solo te 2 - Un anno dopo. Chissà perché non l'hanno chiamato così, La cena di Natale. Certo, c'era il libro di Bianchini, il traino e tutto il resto, ma in fondo sarebbe stato calzante, e anche ammiccante: perché cambia il titolo ma tutto il resto rimane lo stesso. Più o meno, perché son tutti un po' più seri.
Polignano a Mare, a questo giro invernale ma solo fino a un certo punto, perché pure sotto Natale è sempre pieno di fiori coloratissimi, Riccardo Scamarcio continua ad andare tranquillamente in Vespa senza casco: anche se ci va da solo, perché sua moglie Laura Chiatti è incinta. Continua ad andare in Vespa senza casco e a spassarsela con l'amante di turno: che questa volta non è più la prosperosa Valentina Reggio, ma la Maria Elettra Gorietti che ci tiene comunque a dimostrare che le sue saran pure più piccole, ma non 
Scamarcio, dovrà sudar freddo fino alla fine proprio per via della Gorietti; verrà redarguito dal prete buono e pure pronto a spaccargli il naso di Uccio De Santis: personaggio immancabile e necessario in un film perfetto per questa Italia così modello Rai 1, così perbenista, così democristiana. Il prete di Polignano però è moderno, personaggio di lotta e di governo, tanto liberal che si fa pure andare bene la gravidanza lesbo di una Eva Riccobono divertita e divertente, che continua a fare i rutti dopo aver bevuto champagne a collo, che ha conosciuto la sua fidanzata al festival "Viva la fica" di Copenhagen e che si è fatta ingravidare dal fratello gay di Scamarcio, ché è pur sempre il suo migliore amico.
Gli uomini, che mascalzoni (a meno che, appunto, non siano gay): anche se a 'sto giro il povero Don Mimì di Michele Placido ci prova a scappare con la sua Ninella, a Parigi, mollando tutto. E Ninella, che già si sturba all'idea di cambiare colore di capelli (modello Belen Nicole Kidman ça va sans dire, ma attenzione perché "il biondo può far zoccola"), è tormentata: e quando fa il colpo di testa quello vero, e non lo shatush che gli viene subito bocciato da una sorella milanese comparsa per magia, alla fine, proprio in extremis, verrà richiamanta all'ordine dalle ragioni di famiglia: dalla prima nipote, nata grazie a un medico chiamato di corsa che però l'amaro dal sapore vero l'aveva già scolato prima.
Figlia femmina, ovviamente, perché gli uomini son mascalzoni, e questa era ed è una storia trainata dalle donne, dalle Ninelle ma anche dalle Matildi, dalle sorelle milanesi e perfino dalle Chiare e dalle amanti: perché ci sono due tipi di donne, dice il personaggio di Maria Pia Calzone, quelle che si fanno domande e quelle che agiscono.
Così, mentre i guardaroba, le giacche, i vestiti, le camicie e i docevita cambiano vorticosamente, gli accenti pugliesi vanno e vengono (anzi: stanno o non stanno, come le olive nei cestini per i poveri, le scatolette di tonno o gli amari a fine pasto, ostentati come manco Manfredi le Marlboro), rimangono i primi piani in stile soap, le vedute della bella Polignano, di quella Puglia che è diventata la nostra California. Rimane quel perbenismo borghese e familista che corre lungo la spina dorsale di tutta la nostra penisola fatta di campanilismi che la Vigilia si festeggia a Bari e non 35km più in basso, che rende tutto immoto e immutabile.
"Io devo portati via da questa palude," dice a un certo punto la zia milanese alla nipote Annunziata detta Nancy, che però parla romano. 

sabato 22 ottobre 2016

Anna Hathaway e il colossal

Bella con Capelli lunghi e vaporosi, fitta frangetta e uno sguardo a stupito: nella nuova immagine di Colossal, lo strano monster movie di Nacho Vigalondo, Anne Hathaway ci ricorda tanto se stessa circa dieci anni fa, quando trotterellava confusa dietro alla Anne Wintou... ehm, Miranda Priestly (Meryl Streep) ne Il diavolo veste Prada.
In Colossal la Hathaway interpreta Gloria, una donna che dopo aver perso il lavoro ed il ragazzo per colpa della sua sfrenata vita sociale decide di abbandonare New York e tornare alla sua città d'origine, dove si riunisce con l'amico d'infanzia Oscar (Jason Sudeikis); ma presto si rende conto che l'attacco della lucertola gigante accaduto a Tokyo e del quale segue le notizie dai telegiornali potrebbe essere collegato a lei, tramite il potere della sua mente.
Per prevenire ulteriore caos Gloria dovrà scoprire perché e fino a che punto la sua vita insignificante abbia un impatto così massiccio sugli eventi del mondo. "Il film nasce dal mio ovvio amore per i mostri al cinema,e sono sempre rimasto affascinato dalla possibilità di calare una storia di monster movie in una più a misura d'uomo" ha detto Vigalondo. "Questo è un monster movie che incontra un piccola dramma indipendente, ed è un mix interessante". Anne Hathaway ha svelato che il momento in cui ha conquistato il premio Oscar per la sua interpretazione nel film Les Misérables non è stato particolarmente felice.
Intervistata da The Guardian, l'attrice ha raccontato: "Mi sono sentita davvero a disagio. Avevo in un certo senso perso la testa girando quel film e non ero ancora ritornata in me. Poi ho dovuto stare in piedi davanti alle persone e provare qualcosa che non sentivo. E' qualcosa di ovvio, vinci un Oscar e dovresti essere felice. Io non mi sentivo in quel modo".
La star ha proseguito: "Mi sembrava sbagliato che fossi lì con un abito che costava più di quanto alcune persone guadagnino nella loro vita e a vincere un premio per aver rappresentato il dolore". Anne ha quindi concluso il suo racconto: "Ho finto di essere felice e le persone me lo hanno fatto notare. Quella è la verità ed è ciò che è successo. Fa schifo. Ma quello che si impara da un'esperienza simile e che puoi solo sentirti morire di imbarazzo, non muori realmente".

domenica 21 agosto 2016

Alice Attraverso lo specchio



Nulla è impossibile. Magari solo "non possibile", suggerisce sfuggevole e prossimo come Muppets James Bobin, sfodera un poderoso armamentario di metafore e complessi psicanalitici per raccontare la normalità di Alice e il suo conflitto interiore rispetto all’assurda convenzionalità del mondo che la circonda.
sempre alla sparizione lo Stregatto ad una Alice nuovamente confusa e sfiduciata di fronte alla follia organizzata della realtà. Attingendo molto liberamente al romanzo di Lewis Carrol “Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò”, proseguo o piuttosto espansione della prima ben più celebre opera di Carroll, la mega produzione targata Walt Disney e Tim Burton, diretta dall’ultimo papà dei 
Mia Wasikowska deve aver ricominciato a dormire. Le occhiaie si sono attenuate perché sulle navi si deve stare ben svegli ma soprattutto perché il suo personaggio sente di cominciare a trovare, nella lucida visionarietà che necessità quella particolare occupazione che sembra tagliata su misura per lei (sebbene non propriamente ortodossa secondo i canoni dell’‘800 per una fanciulla), quel po’ di senso di cui la sua vita ha bisogno per resistere all’alienazione del quotidiano.
Chiusa nel doppiopetto d’ordinanza, Alice raccoglie l’eredità paterna in termini di spirito pionieristico e capacità di comando. Non sta più sognando mentre cavalca coraggiosamente, nella scena d’apertura del film, gigantesche onde in tempesta. Lei è lo stimato comandante della nave paterna, la “Wonder”, e della flotta della compagnia degli Ascot. Ma con la morte di Lord Ascot, l’amministrazione della compagnia passa nelle mani dell’ex pretendente della ragazza, il roscio, nasuto, insopportabile Hamish.
Durante la sua assenza la madre è stata costretta, a causa dei debiti, a firmare la cessione della nave o della casa. Alice deve tornare con i piedi per terra. È sconveniente per una donna vivere in mare, viaggiare per il mondo, comandare gli uomini. Meglio un discreto posto negli archivi con pensione assicurata: la giusta, bruciante condanna a una prigione dorata di tristezza e immobilità per aver osato non amare il figlio del capo.
Alice ripiomba nel peggiore dei suoi incubi (che se fosse vero sarebbe di certo sempre meglio della realtà) e si lancia nella ormai classica fuga. Non nei meandri di un giardino fiorito, ma nell’asfissiante dedalo di corridoi e stanze dall’arredamento borghese ipertrofico del palazzo degli Ascot. Con indosso l’armatura sgargiante dell’abito da vedova dell’imperatrice cinese, per sfuggire al destino, per cercare una soluzione che sembra impossibile da trovare, la giovane donna si rifugia ancora una volta nel mondo parallelo della sua fantasia.
C’è un’arma imbattibile che sembra andare di moda tra le svitate del cinema dei nostri giorni. Che te la insegni un gatto che vola o un cappellaio tutto matto, gli abitanti fuori di testa socialmente riconosciuti di una comunità terapeutica o le ferite della vita, come nell’ultimo film di Virzì, è l’ironia che ci salverà.
Alice e una delle protagoniste de La pazza gioia rispondono a tono, ribaltando il gioco delle parti, a chi prova a tacciarle di pazzia, mentre montano in groppa a un cavallo o a un’automobile d’epoca: “secondo le perizie psichiatriche sembrerebbe di sì!”. Non prima di aver però almeno tentato di affrontare alcuni nodi fondamentali dell’esistenza: il rapporto con la figura paterna e materna, la paura di non essere adeguati, il rischio del rapporto con l’altro. Nel caso di Alice, non prima di aver assestato, anche grazie alla ritrovata solidarietà della madre, il giusto colpo a una società che ha fatto nei secoli di una presunta isteria femminile l’alibi per la sottomissione della donna.
Al di là del luna park ormai ingestibile di sfoggio di effetti speciali e di incastri dei momenti cinematografici fantasy più riusciti degli ultimi anni - dalla sororanza conflittuale alla Frozenalla corsa alla salvezza dei mondi di certi block buster, al ribaltamento delle dimensioni spazio-temporali alla Interstellar - il film ritrova a suo modo il bandolo della matassa sul finale, riconducendo la moltitudine di personaggi straordinari della fantasia di Carroll verso una riconciliazione finale e un consolatorio discorso sul tempo. Da personaggio bislacco e saccente - Sacha Baron Cohen ricalca il petroliere di Daniel Day-Lewis - crudele e un po’ ottuso nemico che ruba la vita, il Tempo diventa compagno di viaggio che restituisce - in termini di esperienza, ricordi, coraggio nell’affrontare a testa alta il futuro - ciò che ineluttabilmente porta via.

lunedì 4 luglio 2016

Film - Cattivi vicini 2

Ora che Mac e Kelly Radner aspettano il loro secondo figlio, sono pronti a fare l'ultimo passo per diventare finalmente adulti: trasferirsi in periferia. Ma dopo aver valutato il vicinato ed essersi decisi a vendere, scoprono che le loro nuove vicine sono un'associazione di studentesse universitarie ancora più fuori di testa di quanto Teddy e i suoi "confratelli" siano mai stati. Stanche di un sistema scolastico restrittivo e sessista, le eccentriche ragazze del Kappa Nu hanno deciso di trasferirsi insieme in una casa in cui poter fare tutto ciò che desiderano. Quando Shelby e le sue "sorelle", Beth e Nora, trovano la casa perfetta non troppo distante dal campus, non tengono conto del fatto che si trovi in una strada troppo tranquilla per i party che hanno intenzione di tenere, epici tanto quelli dei ragazzi. Costretti a rivolgersi a un ex vicino per sconfiggere le nuove vicine, i Radner, insieme ai loro migliori amici Jimmy e Paula, sfoderano il carismatico Teddy come arma segreta. Infiltrandosi nella confraternita femminile e seducendone i membri, il trentenne riuscirà a calare il sipario sulla casa delle Kappa. Ma se pensano che il nemico si arrenderà senza lottare, hanno seriamente sottovalutato il potere della follia e dell'ingenuità della gioventù.

lunedì 16 maggio 2016

The Nice Guys


Los Angeles, 1977. Da qualche tempo nella città degli angeli tira una brutta aria, l'inquinamento soffoca gli uccelli e la criminalità uccide le star(lette). A indagare ci pensano Jackson Healy e Holland March, il primo ammonisce le persone a suon di pugni, il secondo le rintraccia per conto terzi. Investigatori maldestri, Holland e Jackson si 'incontrano' intorno al caso Amelia, una giovane attrice di film porno in fuga dai sicari che tre giorni prima hanno ucciso il suo fidanzato, regista sperimentale bruciato con la sua casa e le sue pellicole, e Misty Mountains, amica e diva del genere precipitata con la sua auto giù dalla collina. Assoldati dalla madre di Amelia, amministratrice di giustizia 'giustiziera', i nostri scoprono molto presto che niente è quello che sembra. Lanciati all'inseguimento dei cattivi, si accompagnano loro malgrado con Holly, la brillante figlia di Holland che non ha nessuna intenzione di aspettare papà a casa.